Liquori Grappe Amari e Distillati ad Angera - Rossi d'Angera
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IL TERRITORIO

Angera, sulle rive del Lago Maggiore

Angera sorge sulle sponde lombarde del Lago Maggiore, zona collinare e soleggiata di cui le cronache parlano già a partire dal 1500.
Infatti, lo storico Paolo Morigia, frate dell’ordine di San Gerolamo, nel XVI secolo descriveva così questa zona: “In questi fertili colli ci sono piantate diverse sorti di vite che producono vini così bianchi come rossi, nobili e di rare qualità confacevoli a tutte le stagioni dell’anno. Et in grandissima abbondanza: perciò chè, oltre a quel che bevono gli habitatori, ancora ne mandano a Milano, in terra tedesca e altrove ogni anno meglio di quindicimila carri, cosa mirabile da sapere e di meraviglioso stupore”.

Nel corso dei secoli Angera e tutta la provincia di Varese vengono celebrate da scrittori e ricevono le visite di numerosi personaggi di spicco, da Re Umberto I di Savoia a Giuseppe Verdi, da Amilcare Ponchielli ad Arrigo Boito; in tempi più recenti Giosuè Carducci e Matilde Serao erano ospiti habituè dell’Hotel Excelsior di Varese. Agli inizi del '900 la coltivazione era ancora intensa. I vigneti ricoprono le colline, i poderi danno uve zuccherine che consentono di produrre vini passiti, lasciando gli acini a maturare sui graticci come avviene in Toscana con il Vinsanto. Non è un caso che oggi venga prodotto un “vino muffato” paragonato addirittura al pregiato “Sauternes” Francese.
Gli anni Cinquanta sono il canto del cigno della viticoltura angerese. Poi il boom economico induce i giovani ad abbandonare la faticosa vita in campagna per cercare lavoro nelle grandi industrie sorte nel territorio. Nonostante la fuga dai campi, Luigi Veronelli cita ne “I vini d’Italia” (1961) il Rosso di Angera, vino vivace di colore rosso rubino che tende con l’invecchiamento al mattone, delicato aroma fruttato, sapore franco e rotondo. Lo definisce vino da pasto consigliando il consumo a temperatura ambiente.
Nel 1994 ha inizio una valutazione di quantità e qualità dei vigneti rimasti. I risultati dimostrano che nel solo comprensorio di Angera, Ispra, Taino esistevano almeno 200 ettari di viti diventati boschi e roveti o insediamenti abitativi.
Con la valorizzazione della qualità della vigna e con un buon marketing è stato possibile, negli anni 2000, arrivare ad una nuova età felice della viticoltura angerese.
Queste nuove circostanze hanno permesso ad un gruppo di vignaioli di intraprendere l’iter burocratico per la richiesta di riconoscimento ufficiale della Indicazione Geografica necessaria, a tutti gli effetti, per poter iniziare nuovamente la produzione e la commercializzazione dei vini del basso Lago Maggiore in provincia di Varese.
Il 21 ottobre 2005 viene ufficialmente concessa la IGT (Indicazione Geografica Tipica) Ronchi Varesini che prende il nome dalla caratteristica coltivazione a terrazzamenti, i ronchi appunto, diffusa nel Varesotto fin dai tempi di Carlo Borromeo.